Post date: 7-ott-2018 9.09.50
"Resilience: The ability to resist, absorb, accommodate to and recover from the effects of disturbances and changes in a timely and efficient manner, including through adaptation and restoration of basic structures and functions (Hollnagel, 2011)"
Per chi si occupa di trasporti su strada, il concetto di resilenza potrebbe richiamare le capacità elastiche di un materiale (o se sei uno psicologo: la capacità di riprendersi da un trauma). Per chi si occupa di gestione delle emergenze e di fattori umani, invece, il concetto di “resilienza” rappresenta molto di più: è un campo di studio multidisciplinare specifico che si occupa di sicurezza dei sistemi complessi, ma che in Italia non si occupa (ancora) pienamente di sicurezza stradale…
Se pensiamo agli incidenti stradali come una “emergenza da gestire”, o meglio ancora se vediamo l’incidente come un qualcosa che succede a causa di una complessità di fattori (uomo, infrastruttura, cultura, ambiente), e se ci concentriamo anche sui numerosi attori che devono coordinarsi a vario titolo per garantire la sicurezza stradale (polizia stradale, regioni, province, scuole guide, protezione civile), ecco allora che i principi della “Resilience Engineering” diventano centrali anche per la sicurezza stradale.
Ma come si applica la resilience engineering al “traffico”? Cosa vuol dire aumentare la resilienza degli utenti della strada? E poi, davvero ha senso porsi queste domande? Infondo, c’è già un codice della strada che regolamenta tutti gli aspetti della sicurezza stradale e gli interventi dissuasivi della polizia stradale sono all'ordine del giorno. Ci sono già le autoscuole che insegnano la guida sicura e agenzie che offrono corsi aggiuntivi di guida sicura e difensiva.
Eppure gli incidenti stradali in Italia rappresentano un trend in aumento, soprattutto per gli utenti più vulnerabili come ciclisti e pedoni. I numeri assoluti di incidenti sono in aumento, in completa controtendenza a quanto succede nel resto d’Europa. Addirittura nella nostra Capitale, si registrano numeri terrificanti: nei primi 235 giorni, 108 vittime di incidenti stradali: un morto ogni due giorni (lo ripeto: UN MORTO OGNI DUE GIORNI), superando già nei primi tre mesi dell’anno, il numero di morti che metropoli come Parigi o Berlino non raggiungono neanche a fine anno.
Ecco, allora, che a mio avviso, in queste condizioni non bastano più le lodevoli e numerose iniziative che i le singole organizzazioni possono mettere in campo: serve una risposta di sistema, che coinvolga scuole, autoscuole, famiglie, polizia, gestori delle infrastrutture, centri di ricerca, Stato etc… Vale a dire: provare ad aumentare la sicurezza stradale, lavorando sulle capacità di sistema di prevedere, imparare, monitorare e rispondere ai comportamenti degli utenti della strada. Stiamo parlando di sicurezza di un sistema complesso, che va affrontato in maniera sistemica e multidisciplinare...
Ma mettere in campo queste sinergie non è certo una cosa semplice, come scriverla banalmente su un blog su LinkedIn. Anche collaborazioni consolidate e codificate (come quelle tra vigili del fuoco, croce rossa e protezione civile) spesso hanno bisogno di allargare le proprie collaborazioni, per far fronte a nuove sfide ed emergenze. E chiunque abbia provato a collaborare per la prima volta con professionisti provenienti da altre discipline, può testimoniare come pur avendo tutti uno stesso obiettivo -es. ridurre gli incidenti e salvare vite-, trovare un terreno comune su cui poter lavorare è spesso difficoltoso. Soprattutto laddove si sovrappongono modelli organizzativi, linguaggi e riferimenti operativi molto diversi tra loro, con strumenti e priorità diverse. Ed è qui che i principi applicati del resilience management possono contribuire nel supportare questi sistemi complessi.
Grazie a DeepBlue ho avuto la fortuna di lavorare nell'ultimo anno ad un progetto europeo H2020 sulla resilienza, intitolato “DARWIN: expect the unexpected and know how to respond”, in cui abbiamo prodotto e validato alcune linee guida di “Resilience Management” che servono proprio a supportare, nel concreto, le organizzazioni che si occupano di infrastrutture critiche e sistemi complessi, per mettere in sinergia e in rete tra loro i singoli interventi di sicurezza già messi in atto. Le linee guida (Guidelines o Capability Card) prodotte da DARWIN H2020, lungi dall'essere complete, non vogliono certo sostituirsi alle regolamentazioni e alle buone pratiche della polizia stradale, delle scuole guida, o dei centri di ricerca già utilizzano. Al contrario le linee guida di DARWIN, in accordo con le regulations europee, vogliono supportare la revisione sistemica di quanto si sta già facendo, per essere sicuri di coprire più aspetti possibili che sono rilevanti per la sicurezza, nel miglior modo possibile.
Per farvi un esempio: lo scorso Giugno abbiamo contribuito come DARWIN a integrare una attività periodica di prevenzione di sicurezza stradale in Emilia Rogmana sulle “Linee di Intervento Soccorso in Autostrada”, provando ad applicare due “DARWIN Capability Cards” in uno scenario di simulazione di un incidente stradale nello snodo autostradale di Bologna. All’attività di simulazione hanno partecipato manager e front-end operators della polizia stradale, vigli del fuoco, protezione civile, 118, e rappresentanti della società civile. Quello che è merso dall’applicazione delle card è stato molto interessante e la rapidità degli interventi dell’esplosione in autostrada avvenuta poi a Bologna, per davvero, qualche mese dopo, mostrano quanto sia già complessa (ed efficiente) la rete sistemica di organizzazioni in quella regione. Eppure l’applicazione delle card ha espanso queste riflessioni e ha evidenziato ambiti di miglioramento di un ottimo lavoro nella fase "dopo la crisi", attorno a dei concetti come “goal conflits”, “ruoli e responsabilità”, “comunicazione e social media” che permetterebbero di aumentare ulteriormente la resilience gli interventi esistenti, anche in ottica preventiva e durante la crisi.
Andando sul sito https://h2020darwin.eu/wiki/potete trovare le linee guida (contattatemi per avere le credenziali di accesso), che sono state sperimentate nel settore del management del traffico aereo e nel dominio sanitario (in collaborazione in Italia con ENAV e Istituto Superiore di Sanità; FOI e KMC in Svezia). E’ il caso di dire che per il trasporto su strada, ci sia ancora un po' di percorso da fare per migliorare la resilienza complessiva del sistema.
Ma se volete dare un occhio alle “capability Card” di DARWIN (che sono ancora ampiamente migliorabili, così come il modo con cui le presento io, che non sono un esperto di resilience..), a mio avviso sarebbe un ottimo punto di partenza se vogliamo iniziare a parlare di resilience management anche nella sicurezza stradale.